Maria la Luna), mentre sulla parete occidentale

Maria Desideria Frezza, IIF Palazzo della Ragione: affreschi delle pareti meridionale e occidentaleDall’angolo tra la parete occidentale e quella meridionale inizia il ciclo astrologico che decora l’immensa sala pensile del Palazzo della Ragione; l’ariete e il mese di marzo a cui esso è associato sono i primi ad essere rappresentati, poiché coincidono con l’inizio della primavera, ritenuta, simbolicamente, la stagione del risveglio della natura e, quindi, l’inizio del nuovo anno. Sulla parete meridionale sono raffigurati i mesi da marzo a giugno, con i rispettivi segni zodiacali (ariete, toro, gemelli e cancro) e pianeti (Marte, Venere, Mercurio e la Luna), mentre sulla parete occidentale si trovano i mesi di luglio (con il segno del leone) e agosto (con la Vergine). Inoltre, in una quarta fascia ancora inferiore, il Comune fece dipingere nel 1271 degli animali, veri o immaginari, come insegne dei tribunali, a indicare le aree di competenza dei diversi seggi; il palazzo, infatti, era sede del potere giuridico ed economico della città. Il piano iconografico del palazzo fu realizzato in origine da Giotto e i suoi collaboratori tra 1315 e 1317, prendendo ispirazione dall’ “Astrologia Giudiziaria” di Pietro d’Abano; successivamente, avrebbe preso parte alla realizzazione dell’immenso almanacco anche Giusto De’Menabuoi. In seguito all’incendio del 2 febbraio 1420, il rifacimento degli affreschi fu affidato al pittore padovano Nicolò Miretto, attivo dal 1412 al 1455, e a un pittore ferrarese a cui è convenzionalmente attribuito il nome di Stefano; sarebbero poi intervenuti anche Jacopo da Montagnana e Domenico Campagnola. Lungo la parete sud, e in particolare nei riquadri di marzo e aprile,si riconosce l’opera di Stefano da Ferrara, nelle eleganti figure di gusto tardogotico incorniciate in archetti dipinti, anch’essi di stile gotico, come quelli che adornano l’esterno del palazzo. Al centro dei due lati brevi due grandi affreschi, attribuiti a Antonio di Pietro da Verona, interrompono il ciclo astrologico; sulla parete occidentale è raffigurato “San Marco che distribuisce l’elemosina ai poveri”, a indicare la generosità della Serenissima, nei periodi di guerra e pestilenza, nei confronti della città di Padova appena conquistata (1406 c.) Negli affreschi realizzati in seguito all’incendio del ’20, rimane evidente traccia della precedente opera di Giotto: gli artisti a lui successivi, in omaggio al maestro, riprendono il suo caratteristico realismo nella luce, nei colori, nella fisionomia umana e nell’espressività di volti e gesti (basti pensare alle figure dei poveri che ricevono l’elemosina nell’ affresco di Antonio da Verona).  Inoltre, le figure, sia umane che animali, sono sempre rappresentate su sfondo azzurro e, pur non essendo appesantite da dettagli eccessivi, risultano solide e realistiche grazie alle sfumature cromatiche, che conferiscono loro volume e profondità.